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La zona umida di Schiavetti, un biotopo di circa 64 ettari situato tra Monfalcone e Staranzano in Friuli Venezia Giulia, è riconosciuta come la zona umida più orientale d'Italia ed è un mosaico di biodiversità e habitat.
Con una conferenza aperta che ha coinvolto stakeholder e cittadini, un’inchiesta giornalistica e un’installazione audiovisiva all’interno di un festival di arte multimediale, abbiamo riflettuto sulle trasformazioni passate (le bonifiche) e sul futuro ruolo del biotopo per la comunità locale.


La zona umida Schiavetti: Un tesoro di Biodiversità in Pericolo
Il biotopo Schiavetti è una zona umida alimentata da sorgenti uniche, dove l'acqua dolce emerge dall'altopiano carsico, creando un ricco continuum ecologico. Vanta una notevole biodiversità, con oltre 480 specie vegetali documentate (tra cui alcune rare e protette), animali e specie rare di farfalle.
Storicamente, la pianura di Monfalcone era un vasto paesaggio palustre, un “miracolo naturale” che tuttavia era associato a problemi di salute come la malaria. Le caratteristiche uniche del biotopo, tra cui le acque sorgive fredde e costanti (12-13 °C), hanno permesso la sopravvivenza di “relitti glaciali”, specie tipiche delle regioni alpine.


Nonostante la protezione, il biotopo deve affrontare sfide difficili:
Invasione industriale: negli anni '90, l'area era stata destinata allo sviluppo della zona industriale limitrofa, con lavori di scavo e drenaggio già in corso. Grazie a una decisa battaglia ambientale condotta da Legambiente, che ha coinvolto un'ampia informazione pubblica, appelli scientifici e il coinvolgimento delle scuole, l'industrializzazione è stata fermata e la zona umida è stata ufficialmente istituita come biotopo regionale nel 2001.
Scarsità d'acqua: l'abbassamento delle falde acquifere dovuto alla domanda agricola e urbana, combinato con i cambiamenti climatici e le superfici impermeabili, minaccia l'approvvigionamento idrico essenziale per gli habitat delle zone umide.
Sorgente principale esclusa: la sorgente più importante che alimenta il biotopo rimane al di fuori del perimetro protetto, situata in una zona industriale ed esposta al traffico e all'inquinamento.
Mancanza di gestione: l'abbandono della falciatura nei prati umidi porta all'invasione di canneti e cespugli palustri, soffocando la biodiversità floreale.

 



Un dialogo in tre tempi: voci del passato, presente e futuro

Un dibattito pubblico tenutosi nella suggestiva cornice del giardino botanico “Brumati” di Staranzano, moderato dalla giornalista scientifica Benedetta Pagni. L'evento ha riunito tre voci chiave che rappresentano diverse prospettive temporali:

PASSATO: Michele Tonzar (Legambiente) ha raccontato la storica lotta per salvare il biotopo dall'industrializzazione. Ha sottolineato la fragilità del sito e la necessità di una gestione attenta.
PRESENTE: la prof.ssa Monica Sclaunich (Liceo ISIS BEM) ha illustrato il valore del biotopo come “aula all'aperto”, in grado di promuovere una “esperienza di complessità”, un legame emotivo e il rispetto per l'ambiente tra gli studenti.
FUTURO: la prof.ssa Miris Castello (Università di Trieste) ha fornito una panoramica scientifica dell'importanza globale delle zone umide come ecosistemi produttivi e ricchi di biodiversità, fondamentali per la mitigazione dei cambiamenti climatici (ad esempio, sequestro del carbonio, protezione dalle inondazioni) e delle minacce specifiche che incombono sulle zone umide. 



L’installazione audiovisiva

Creata da Francesco Scarel (Liminal Research), l'installazione audiovisiva BIOTOPIKA intreccia fotografie d'archivio, filmati recenti della zona umida, paesaggi sonori ambientali e animazioni generate dall'intelligenza artificiale per presentare il passato, il presente e alcuni futuri ipotetici dell'area.
Questo lavoro stratificato è stato proiettato ininterrottamente attraverso le finestre di Dobialab durante il festival di media art e musica DAE25, estendendo la conversazione precedentemente avvenuta allo spazio visivo e sensoriale. Un impianto stereo dedicato con estratti di interviste agli abitanti locali invita ad ascoltare testimonianze intime, intrecciando storie personali con la storia del biotopo Schiavetti.